Continua la protesta alla Euroespansi di Cusago

Prosegue lo sciopero con presidio alla Euroespansi di Cusago.
All’incontro presso l’Ispettorato avevano offerto una buona uscita per il licenziamento di Walid.
Wasiq deve essere reintegrato!!!

Euroespansi

 

Euroespansi: se licenziate uno di noi, licenziateci tutti! Non ci fermeremo!

Oggi presidio dei lavoratori in sciopero davanti all’azienda. Pdire basta! “se licenziate uno di noi, licenziateci tutti! Non ci fermeremo!”.

Euroespansi 2 agosto 2019

No ai licenziamenti repressivi!

ioA Cusago in viale Europa 30/C-14 alcune attività produttive, gestite dallo stesso datore di lavoro, vengono svolte da 4 società : Euroespansi, Tecnoeuro, Pai, Ge.Ga.
Tutto per tenere sotto scacco gli operai. Le leggi che si sono succedute hanno ridotto le difese dei lavoratori, per citare le ultime, lart 18 è stato sostituito dal Job Attac, decine di forme contrattuali che precarizzano il rapporto di lavoro; ma le norme si abbassano ancora di più se la società ha meno di 15 dipendenti,

ed è questo il gioco del signor Pozzi.

A questo punto i dipendenti sono costretti a sottostare a tutte le disposizioni della società altrimenti rischiano il licenziamento.
Per Wasiq, un lavoratore assunto circa 2 anni fà, il licenziamento è stato decretato dalla società Euroespansi, perché avrebbe indicato ad un altro lavoratore di lavorare con più attenzione.
Tutto questo in un clima di continue minacce di licenziamento. Il personale lavora in tutte le attività che competono alle varie società, e sono obbligati a formare i nuovi assunti, che diventano, grazie alla strategia aziendale, i loro diretti concorrenti. Oltre a ciò viene usato il ricatto di massimizzare le prestazioni con orari di lavoro da 8 ore fino a 12 ore giornaliere, turni notturni senza il rispetto delle 11 ore di riposo e sabati e domeniche lavorative senza controllo.
Non sono bastati circa 9 anni di lavoro, sempre ultra produttivo, da parte di quasi tutti questi lavoratori in maggioranza stranieri, per garantire loro la tranquillità sul lavoro, ne basta la loro disponibilità a svolgere tutte le mansioni senza il riconoscimento economico dovuto, al primo segnale “negativo”, la direzione di Euroespansi ha infatti comunicato che non tollera il calo della produzione e procederà con i provvedimenti. Senza contare che quando vengono confezionati pezzi non conforme alla qualità, per aver accelerato nella produzione (così come richiesto), le società puniscono con provvedimenti disciplinari, se si lavora cercando la qualità vieni punito perchè fai poco. Una situazione parecchio difficile da sopportare !
Senza contare che il calo della produzione è dovuto anche al fatto, che per i lavoratori “incriminati” sono calate le ore di lavoro, e che i gli stessi tendono a confezione manufatti di buona qualità, e per questo ci vuole più tempo.
Infine videosorveglianza continua su alcune postazioni lavorative e onnipresenza del responsabile che intimidisce e minaccia. Una situazione che sta portando queste persone all’esasperazione che impone una risposta sindacale decisa e anche legale.

VENERDI’ 2 AGOSTO SCIOPERO DI 8 ORE CON PRESIDIO CONTRO IL LICENZIAMENTO IMMOTIVATO DI WASIQ, IN VIALE EUROPA 30/C-14 CUSAGO (MI) .
BASTA ANTEPORRE IL PROFITTO ALLA SICUREZZA E ALLA TRANQUILLITA DI CHI LAVORA !
BASTA VIDEO SORVEGLIANZA SULLATTIVITA PRODUTTIVA E MINACCE CONTINUE !
SOLIDARIETA CON IL LAVORATORE LICENZIATO INGIUSTAMENTE .

SLAICOBAS EUROESPANSI CUSAGO

NUOVO ACCORDO PER I LAVORATORI DEL DEPOSITO BENNET DI ORIGGIO

ACCORDO DI SECONDO LIVELLO DEPOSITO BENNET DI ORIGGIO.

Con l’assemblea del 26 febbraio 2019 è stato approvato, alla presenza di 104 soci-lavoratori, l’accordo di secondo livello discusso per qualche mese.
L’accordo in questione ha sancito il passaggio graduale del ticket mensa elettronico da euro 5,29 ad euro 7. Inoltre nell’accordo sono stati inseriti i miglioramenti già ottenuti nelle precedenti vertenze:
• il passaggio dal 5° livello al 4°;
• Il pagamento della carenza malattia del 100% per i primi 3 giorni e tre eventi l’anno;
• 2 pause giornaliere retribuite di 10 minuti ciascuna;
• la possibilità per il socio lavoratore, nel caso non avesse ferie o Rol, di poter chiedere fino a 45 giorni di permesso per poter recarsi nel proprio paese d’origine per qualsiasi eventualità;
• l’impegno di individuare, in accordo con le RSA e i RLS del deposito, un sistema premiante per i conduttori delle navette e per i carrellisti.

Resta nostro impegno, con i lavoratori, di proseguire nel confronto con la società cooperativa Feynman e con il Consorzio Cal per eliminare definitivamente la trattenuta sui primi tre giorni di malattia per tutti gli eventi, di evitare il ricorso allo straordinario e assumere più persone in modo da garantire maggiore sicurezza sul lavoro ed una migliore qualità della vita.

 

8 marzo 2019 la lotta è sempre la stessa!!!

Governo di destra, governo di sinistra, governo del cambiamento : per le donne i problemi sono sempre gli stessi.
Anche quest’anno scenderemo in piazza contro questo governo più assolutiste e reazionario che del cambiamento, come si è definito in campagna elettorale.
Aumentando l’attacco alle donne nel sociale e nel mondo del lavoro. Il disegno di legge 735 del senatore leghista Simone Pillon (decreto Pillon) per l’appunto, introduce nelle normative che regolano le condizioni della donna nel mondo del lavoro e nella società, condizioni che peggiorano quelle attuali, e non esageriamo a definire queste norme clerical-fasciste; e come se non bastasse, oltre a tutti gli ostacoli che attualmente, sopratutto in Italia, si incontrano per esercitare il diritto all’interruzione volontaria della gravidanza, questo disegno mette in discussione la legge 194 che ha stabilito che la donna decide se abortire.
Il Governo del cambiamento vuole cancellare le lotte delle donne e degli uomini che si sono battuti per questo diritto, cambiando le cose in peggio !! Leggi tutto “8 marzo 2019 la lotta è sempre la stessa!!!”

Comune di Milano – la Pecora Rossa edizione speciale

Piano Occupazionale così non va!!!

Nel passato numero della Pecora Rossa vi abbiamo proposto gli inesorabili dati del personale del comune di Milano a certificare da un lato la progressiva diminuzione anno dopo anno, al di là dei proclami, e dall’altro l’altrettanto progressivo invecchiamento della dotazione organica dell’ente in cui lavoriamo, su cui occorrerebbe un ragionamento ulteriore per permettere la sopravvivenza dell’amministrazione comunale per come la conosciamo in seguito ad un uscita di massa a causa pensionamento. E non c’è riforma pensionistica al mondo che possa evitare questo scenario: in un contesto in cui la PA non assume più prima che poi i nodi vengono al pettine. I tagli imposti agli enti locali dell’ultima legge di stabilità palesano davanti ai nostri occhi, appunto, un nodo inestricabile, che mette in discussione in primo luogo la natura pubblica e pressoché gratuita dei servizi locali ed in secondo luogo l’inquadramento contrattuale di chi li fornisce, sempre meno impiegati pubblici e sempre più precari a tempo indeterminato, fra le forche caudine del Jobs Act e dei rapporti contrattuali aziende-soggetto pubblico. Nel Comune di Milano, dalla DC SIAD all’Area Riscossione, numerosi sono oramai i settori a gestione “mista”, e nuove esternalizzazioni saranno alle porte se verrà confermato il piano di Malangone di voler ridurre il turn over ad 1/3 dei dipendenti che conquisteranno la pensione nei prossimi 3 anni. Inutile ricordare che la diminuzione dei servizi colpirà chi ne usufruisce maggiormente, ovvero il ceto più debole, e che sebbene non ci troviamo d’accordo in merito ai tagli stabiliti dall’ultima scellerata legge di stabilità è anche utile ricordare come questi fondi potrebbero essere recuperati attraverso la fiscalità locale andando a colpire in primis le proprietà plurime, per una vera redistribuzione della ricchezza. Ci troviamo d’accordo anche con coloro che affermano l’esigenza di non sperperare fondi pubblici per avventure improbabili quali le Olimpiadi 2026 o la riapertura dei Navigli, quest’ultima non a caso già oggetto di revisione da parte della giunta ed uscita a quanto pare dall’agenda politica dei prossimi anni. Se al suo posto entrerà una nuova politica pubblica che rimetta al centro il servizio pubblico locale, questo sarà anche dovere delle oo.ss. chiamate a recuperare il rapporto perso coi dipendenti negli ultimi anni attraverso una mobilitazione determinata ed in grado di non arretrare, senza concedere armistizi in cambio di briciole. La vertenza messa in piedi nell’ultimo triennio ci sia da monito.

Leggi tutto “Comune di Milano – la Pecora Rossa edizione speciale”

23 febbraio 2019 – Assemblea pubblica sul decreto sicurezza

23 febbraio 2019 ore 15.30
Assemblea pubblica sul decreto sicurezza
CentRho – Piazza S. Vittore – Rho

La crisi economica si abbatte sui lavoratori e le loro famiglie e questo governo, come i precedenti, nonostante le promesse elettorali e la propaganda, è incapace di dare risposte adeguate ai veri problemi del paese e delle fasce popolari. la classe dirigente risolve la crisi distruggendo i servizi pubblici e i diritti dei lavoratori, distruggendo il salario e il reddito familiare attraverso il lavoro flessibile e precario sottopagato. Ma questo non basta. Leggi tutto “23 febbraio 2019 – Assemblea pubblica sul decreto sicurezza”

La Cassazione afferma che il tempo per la vestizione e cambio turno deve essere retribuito

Cinque infermieri avevano chiesto la condanna dell’Ausl della Regione Umbria al pagamento del lavoro straordinario per il tempo impiegato per la vestizione prima del turno di lavoro e per quello utilizzato per il passaggio di consegne ai colleghi del turno successivo.
Il Tribunale e la Corte d’Appello di Perugia rigettano la domanda sulla base del fatto che il lavoro straordinario nel pubblico impiego contrattualizzato deve essere autorizzato preventivamente e che non esiste, presso l’Ausl umbra, nessuna regolamentazione dei tempi di vestizione-svestizione del personale.
Gli infermieri propongo ricorso per Cassazione.

La decisione della Corte.

La Cassazione accoglie il ricorso degli infermieri, chiarendo che “in materia di orario di lavoro nell’ambito dell’attività infermieristica, in mancanza di regolamentazione della contrattazione collettiva, il tempo di vestizione-svestizione dà diritto alla retribuzione al di là del rapporto sinallagmatico, trattandosi di un obbligo imposto dalle superiori esigenze di sicurezza ed igiene, riguardanti sia la gestione del servizio pubblico sia la stessa incolumità del personale addetto”.

Cass. ord. 11 febbraio 2019, n. 3901 – scarica il testo in formato Pdf

Fonte: lavoropiu.info

Area Alfa Romeo: da 18000 posti di lavoro allo shopping e sci indoor per ricchi; questo è il modello di sviluppo della classe dirigente.

A marzo 2018 abbiamo pubblicato le seguenti valutazioni circa i progetti della borghesia e dei politici sull’area ex Alfa Romeo.

“Il Comune di Arese, Regione Lombardia e Città Metropolitana hanno chiesto al Mise (Ministero dello Sviluppo Economico) di avere nelle proprie disponibilità i fondi stanziati nella Legge Finanziaria del 2004 a favore del recupero dell’area ex Alfa Romeo. Le risorse stanziate nel 2004 erano state pensate per la reindustrializzazione, la promozione industriale e la riqualificazione dell’area oggetto dell’Accordo di Programma; le risorse ammontano a ben 53 milioni di euro. Ora gli enti del territorio, non contenti di quanto già incassato dagli oneri di urbanizzazione, tentano di aumentare il loro bottino appropriandosi di fondi che, nelle loro intenzioni, dovrebbero finanziare il potenziamento del sistema di trasporto pubblico, in particolare tra Arese e Area Expo. Secondo il Sindaco aresino Michela Palestra “è fondamentale legare lo sviluppo della nostra città e dell’area ex Alfa Romeo alle grandi trasformazioni che avvengono a due passi da noi, come quella dell’area che ha ospitato Expo. È l’unica strada possibile, ne eravamo convinti prima e lo siamo ancor di più oggi”. E’ necessario precisare che l’area ex Expo ospiterà facoltà universitarie, centri di ricerca farmaceutica, genetica e sociologica, sedi dirigenziali di multinazionali; nell’area ex Alfa Romeo, oltre al famoso centro commerciale, sono previste altre attività della grande distribuzione. Quindi i 53 milioni di euro dovrebbero, nell’intenzione dei “Signori della politica”, finanziare il trasporto di coloro che popoleranno il nuovo Parco delle Scienze verso lo Shopping Center. E in tutto ciò non una parola viene spesa circa il tema “lavoro, lavoratori e lavoro stabile”. Ci chiediamo come mai la politica non si sia preoccupata e continui a disinteressarsi dell’enorme riduzione di lavoro provocata dalla deindustrializzazione dell’area ex Alfa Romeo, del fatto che nell’intera area domini ormai solo il lavoro precario, del fatto che le ultime aziende produttive rimaste nell’area subiscano incendi e minaccino ulteriore contrazione nei livelli occupazionali. Fin troppo note sono le vicende degli operai dell’Innova Service o, quelle più attuali, degli operai della Caris. E ci chiediamo come mai la politica non si sia mai affrettata ad esigere quanto previsto dall’Accordo di Programma relativamente alla creazione di lavoro stabile da parte de Il Centro: lo shopping center avrebbe dovuto creare ben 2000 posti di lavoro stabile e, qualora ciò non fosse avvenuto, avrebbe dovuto risarcire gli enti locali per il danno arrecato. Perché la politica non chiede al Centro commerciale il rispetto degli accordi o il risarcimento? Perché la politica non chiede allo Stato i 53 milioni di euro per creare attività produttive che generino lavoro stabile? Probabilmente alla politica non interessa l’impoverimento delle famiglie del territorio, non interessa l’aumento dello sfruttamento, non interessa potenziare il trasporto per pendolari e studenti. Ciò che interessa alla politica è che tutti riescano a raggiungere comodamente il centro commerciale …”

Il nostro scritto risale al 28 marzo 2018, quasi un anno fa.
Purtroppo, ancora una volta, avevamo azzeccato le previsioni. Abbiamo doti profetiche? No, abbiamo solo capito, a nostre spese e da oltre trent’anni, che lo Stato borghese e gli enti locali borghesi non possono che legiferare a favore degli interessi economici borghesi. E i lavoratori diventano disoccupati o precari per ingrossare le tasche di speculatori pronti ad “ungere” la politica. E i lavoratori che diventano disoccupati o precari hanno famiglie sempre più povere, impossibilitate persino a curarsi, e hanno figli che sempre più spesso abbandonano la scuola per diventare precari impossibilitati a difendere i propri diritti.
Il piano fu ben congegnato, fin dal lontano 1987: 2 milioni e 500mila mq di stabilimento produttivo con 18.000 lavoratori sono spariti nel nulla. La storia delle mazzette fra Fiat e partiti di governo di quegli anni è nota. Oggi sono noti anche i nomi delle numerose società attraverso cui sono stati fatti transitare quantità infinite di fondi pubblici. Nel dicembre 2012 l’attuale proprietario dell’Iper, Marco Brunelli, dichiarò, in una intervista al Notiziario, che erano bel 14 anni che attendeva l’approvazione dell’AdP (Accordo di Programma) in base al quale l’area ex Alfa veniva destinata ad uso commerciale consentendo la costruzione del più grande centro commerciale d’Europa. Quindi Brunelli, già nel 1998, quando l’area era ancora di proprietà della Fiat, sapeva cosa sarebbe successo. Avevano preparato tutto. Avevano già imbandito un bel tavolo per banchettare alla faccia di 18000 lavoratori. Là dove c’era l’Alfa Romeo oggi c’è la cattedrale dello shopping con numeri da record: oltre 120 mila mq di estensione con 200 negozi, 13 ore di apertura giornaliera per 7 giorni su 7, 13 milioni di visitatori all’anno. Ma quanti lavoratori stabili al posto dei 18000 lavoratori dell’Alfa Romeo?
Gli unici a denunciare costantemente quanto stava avvenendo e quanto sarebbe avvenuto furono, e sono ancora, gli operai ex Alfa Romeo dello Slai Cobas. Abbiamo perso il lavoro, abbiamo subito denunce, pressioni, siamo stati spiati e pedinati, hanno tentato di comprare la nostra dignità. Abbiamo continuato a denunciare e a lottare contro lobby e potentati economici e politici che si stavano spartendo gli interessi sull’area dell’Alfa Romeo. Ci hanno abbattuto la storica sede del Consiglio di Fabbrica (requisendo lo storico murales degli operai e tutta la documentazione del CAF con dati sensibili che non sappiamo neppure che fine abbiano fatto) con la scusa di costruire un parcheggio fantasma di Expo ma, in realtà, con il chiaro obiettivo di attuare una vera e propria ritorsione politica nei nostri confronti.
Ma tutto ciò non è stato e non è sufficiente, devono continuare ad ingrassare. Sono pronti ad infilarsi in tasca anche gli ultimi mq rimasti disponibili e anche gli ultimi milioni di soldi pubblici. L’Accordo di Programma del 2004 prevedeva di destinare solo una parte dell’area Alfa Romeo ad uso commerciale (centro commerciale) e destinava 53 milioni di euro alla reindustrializzazione dell’area rimanente; inoltre il centro commerciale avrebbe dovuto assumere 2000 lavoratori del territorio stabilmente, altrimenti avrebbe dovuto dare ai Comuni coinvolti un risarcimento per ogni lavoratore non assunto stabilmente. Niente di tutto ciò si è realizzato. I 53 milioni di euro sono ancora fermi e nessuno li chiede per reindustrializzare l’area, Anzi, fra settembre e dicembre 2018, tutti i tavoli si sono riaperti frettolosamente per definire le varianti all’Accordo di Programma e ottenere, entro aprile 2019, l’approvazione dei Comuni coinvolti (Lainate, Arese, Garbagnate). Perché tanta fretta? Perché ad Aprile scade il mandato del Sindaco di Lainate e quindi il piano deve essere approvato prima che qualcuno possa rompere le uova nel paniere ad amministratori comunali, metropolitani, regionali e imprenditori. Ecco cosa è avvenuto in questi mesi. Alla fine di agosto 2018 i sindaci iniziano a fare pressione sul gruppo Finiper, proprietario dell’area di oltre 1 milione di mq da riqualificare, per vincolare la proprietà a realizzare infrastrutture adeguate prima di dare il via libera alla fase due del “sogno”. In cosa consiste il “sogno”? Costruire una pista da sci indoor che renda Arese come Dubai! Vogliono un impianto che “consentirà ai milanesi di allenarsi sotto casa per 365 giorni l’anno”. Allenarsi a sciare come a Dubai! Questo vogliono. Questa è la loro preoccupazione. Questo è il progetto (di interesse collettivo?) che sponsorizzano. Ma ancora non è sufficiente. Oltre alla pista da sci indoor da collocare nell’inutile parcheggio Expo (ossia nel luogo in cui aveva sede il Consiglio di Fabbrica), è previsto l’ampliamento dell’area commerciale (ad esempio con l’insediamento dell’ennesimo punto vendita Ikea). Ovviamente tutte attività che generano lavoro precario, sottopagato, parcellizzato; lavoro che non consentirà ai lavoratori di avere un reddito fisso, tutelato e che non consentirà ai lavoratori di organizzarsi per difendere i propri diritti (basti vedere l’attuale situazione lavorativa esistente all’interno del centro commerciale). E il Sindaco di Arese inizia pure a strizzare l’occhiolino al Sindaco di Città Metropolitana nella speranza che la pista da sci aresina venga tenuta in considerazione come sede delle future olimpiadi milanesi! Già pensano a come far soldi con le olimpiadi … Ma non basta ancora. Tutte le dichiarazioni pubbliche dei Sindaci del territorio vanno nella stessa direzione: rendere l’area del centro commerciale attrattiva, potenziare il trasporto pubblico e completare le infrastrutture che collegano l’area del centro commerciale-pista da sci-Ikea al progetto Mind del parco delle scienze (area ex Expo). Per fare ciò devono mettere le mani sul bottino di 53 milioni di euro che erano destinati alla reindustrializzazione. E qui la faccenda si fa interessante. I Sindaci non hanno insistito con il governo per avere dal Mise i 53 milioni ed usarli per reindustrializzare e creare lavoro (si sa, le fabbriche e i lavoratori puzzano, mentre i signori milanesi che verranno a sciare e fare shopping profumano); vogliono i soldi per appaltare lavori ad imprese amiche, vogliono riqualificare consumando ancora territorio per viabilità e infrastrutture che daranno lavoro solo ad imprese edili (magari mafiose, come già accaduto per il polo Rho-fiera ed Expo) che praticano il caporalato. Tutte cose già viste. E guarda caso, su questi interessi, l’accordo è bipartisan. La Lega a Roma ha presentato l’emendamento alla manovra di bilancio del governo per sbloccare i 53 milioni con la precisa finalità di usarli per sostenere la viabilità e le infrastrutture dell’area ex Alfa Romeo; il governo ha approvato (non ci risultano opposizioni del Movimento 5 Stelle che, se concorda con questo progetto a livello nazionale e governativo, non si capisce come potrebbe opporsi a livello locale nonostante le tanto sbandierate assemblee pubbliche contro il PD locale); il Pirellone leghista immediatamente procede con il via libera per il ripristino della vecchia tratta ferroviaria Lainate-Arese-Garbagnate (ex Rotamfer che entrava nell’Alfa Romeo) in modo che lo snodo ferroviario venga poi collegato alla metropolitana Rho-Fiera; il Presidente del Consiglio Regionale lombardo, illustre membro del PD locale, si dice entusiasta del progetto; i Sindaci locali del Pd e della Lega non vedono l’ora di mettersi la medaglietta per l’ennesima riqualificazione e riscuotere consensi e voti. Evidentemente il business è sempre trasversale. Come trasversale è la necessità di restituire favori alle clientele politiche. Ma una politica che ha clientele legate al mondo imprenditoriale farà gli interessi degli imprenditori o dei lavoratori? Nei fatti che abbiamo raccontato si trova evidentemente la risposta.
E ancora una volta non ci stupirebbe se avessimo ragione anche sul fine ultimo che hanno i ripetuti incendi alla Caris, azienda che si occupa di rifiuti e che si trova laddove dovrà essere costruita la nuova infrastruttura ferroviaria, ossia smantellare il poco produttivo rimasto nell’area con ulteriore perdita di posti di lavoro. Di certo la buona borghesia, fra lo shopping e l’allenamento nella nuova pista da sci, non vorrà sentire la puzza dei rifiuti e degli operai.